LE PAROLE DIMENTICATE
Lo sport come fucina di campioni; lo sport come fonte di guadagni esorbitanti; lo sport che dà visibilità e notorietà.
Quante “doti” ha lo sport !
Ma non ci siamo dimenticati qualcosa ?
Lo sport non dovrebbe essere anche (o soprattutto) una scuola di formazione per uomini.
Si potrebbe dire, ma ….. la famiglia, la scuola ?
Si potrebbe rispondere semplicemente, altre componenti importantissime per questo grandissimo obiettivo.
La SOCIETA’ del futuro, dovrebbe essere formata dai nostri attuali atleti e alunni e figli.
Ma assistiamo ahimè a tutt’altro.
Se cerchiamo di riprendere un bambino su un eventuale comportamento sbagliato, noi istruttori di sport (qualsiasi), insegnanti, educatori in genere, potremmo essere investiti dalle ripercussioni dei genitori, e di conseguenza anche di alcuni dirigenti e presidenti, che pur di non perdere i bambini (per ovvi motivi), assecondano i genitori e i bambini, a scapito del “povero” istruttore/educatore di turno.
Non si può diventare ciechi e anche sordi di fronte ad alcuni comportamenti, non possiamo pensare di dover insegnare solo e solamente la diagonale, o come si effettua un passaggio, oppure come si effettua un canestro con un terzo tempo, oppure come si traduce un testo o come si fa un espressione ………
Credo che il nostro compito sia, anche (ripeto, secondo me, soprattutto), cercare di “educare”, sempre in aiuto ai genitori, agli insegnanti e ad altre figure che fanno parte della vita sociale del bambino/ragazzo.
Non ci si sente bene, quando un bambino, o un ragazzo arriva in struttura, o entra in aula o altro, e non saluta, ma anche quando va via, oppure quando finisce un’annata non si saluta nemmeno (se è per questo non lo fanno neanche i genitori).
Ci aspettiamo tutti, credo, un grazie, altra parola pesante, insieme a riconoscenza, un arrivederci, ma forse sono parole che costano, che nel nostro vocabolario, quello del 2013, forse non ci sono più.
Nicola Amandonico