LA CULTURA PAGA ?

27.08.2013 12:45

A sei anni abbiamo iniziato la nostra vita scolastica, prima elementare, ci siamo cimentati, da allora, in una gara, con la cultura, che ci portava a studiare, ad essere interrogati, e a ricevere la votazione per ciò che avevamo espresso.

Dentro di noi “scoccavano” tante scintille, in primis l’orgoglio, poi il rispetto verso i nostri genitori, che facevano tanti sacrifici, poi il sentirsi migliore, meritatamente, del compagno, il timore delle brutte figure, il timore di passare l’estate in casa eccetera eccetera.

Diplomarsi così diventava una meta, da raggiungere, per poi chi poteva, chi voleva continuare verso altre strade di studi.

Ma comunque la vita ci porta ad essere sempre informati, sempre a conoscenza di ciò che avviene attorno a noi.

Poi è arrivato il lavoro, anche lì, in un certo qual modo abbiamo “studiato”, ci siamo cimentati in qualcosa che comunque per noi risultava nuovo. Più o meno siamo riusciti ad avere una certa identità culturale.

Credo e spero che la maggior parte di noi abbia interesse ad essere sempre “allenati” mentalmente, cioè, essere sempre preparati verso i nostri impegni quotidiani, che siano di lavoro, o un hobby.

Come corollario a tutto ciò, pensavamo che studiare, essere preparati, competenti, ci avrebbe ripagato, nello svolgimento della nostra vita, con riconoscimenti legati alla nostra preparazione.

Già pensavamo, e ci credevamo.

Ma i fatti hanno dimostrato che non sempre è così.

Non sempre chi è preparato, chi è competente riceve il giusto.

Assistiamo ogni giorno ad ingiustizie vere e proprie in tutti i campi. Gente che viene collocata in alcuni posti, a svolgere alcune mansioni, che non ha nessun titolo per farlo, ma ha però le spalle coperte da gente influente.

Oppure costa poco.

E adesso entro nello specifico.

Negli ultimi tempi, gli allenatori sono diventati dei veri e propri procacciatori di affari. Cosa voglio dire, che sta cominciando a prendere piede la moda che per allenare deve portare uno sponsor, ma non uno qualsiasi, ma almeno che ripaghi le spese per averlo nell’organico.

Se non hai uno sponsor, ma comunque costi poco, o niente, potresti comunque allenare. Non importa ciò che si andrà a svolgere e a fare sul campo.

Corsi, aggiornamenti, modi di fare, educazione, rispetto, quindi cultura, non contano più. Diciamo pure che non servono ?

Ecco cosa si potrebbe dire, facendo del male ai nostri figli, e ai giovani speranzosi, che ogni giorno occupano parte della loro vita per studiare, per far crescere il loro bagaglio culturale e sperare in un futuro che li ripaghi dei loro sacrifici.

Ma io non me la sento, di “adagiarmi” su questa convinzione, voglio ancora credere e far credere a mio figlio, che la cultura paga, che studiare ci rende sempre più forti, anche se in un immediato futuro non potremo dimostrarlo, comunque noi saremo sempre ricchi.

 

Nicola Amandonico